I risultati dei ballottaggi

I ballottaggi del 19 giugno 2016 hanno interessato 121 comuni superiori. I comuni andati al ballottaggio sono diffusi su tutto il territorio italiano, e sono quindi un campione utile a rappresentare i trend politici nazionali, al di là delle specificità locali.

I candidati che hanno partecipato ai ballottaggi sono ascrivibili ai seguenti gruppi politici: Movimento 5 stelle; Partito democratico, da solo, in coalizione con civiche e liste minori, in coalizione di centro-sinistra; centro-destra, unito o diviso tra forze liberal-conservatrici (Forza Italia, civiche e liste locali) e forze di destra radicale o populista (Lega Nord, Fratelli d’Italia); sinistra radicale, unita o divisa in una pluralità di sigle; partiti, liste e civiche di orientamento centrista; liste civiche senza chiara affiliazione o vicinanza a partiti o movimenti nazionali.

I risultati del primo turno non hanno detto molto sui risultati di questi gruppi. Se il PD era chiaramente in calo rispetto alle passate consultazioni, comunque si mostrava in grado di andare al ballottaggio un po’ ovunque, e di eleggere sindaci al primo turno. Al contrario il M5S, pur ottenendo buoni risultati in termini percentuali, riusciva ad andare al ballottaggio solo in una piccola parte dei comuni dove si presentava. Il centro-destra risultava, a causa delle proprie divisioni, più debole e meno competitivo di quanto dicevano le sue percentuali.

I ballottaggi permettono di dare indicazioni più precise.

Per quanto riguarda il Partito democratico, si tratta di una sconfitta pesante e senza appello, e non solo per il disastro romano o per la sconfitta a Torino (a sorpresa solo per alcuni giornali). Nei comuni dove si presenta alleato alla sinistra, ottiene solo 12 vittorie su 29, e in quelli dove arriva al ballottaggio da solo o in coalizione con liste minori o di centro ottiene 23 vittorie su 60. Vince, cioè, in appena il 40% dei ballottaggi a cui partecipa. Il fatto che, in termini percentuali, le alleanze con la sinistra abbiano una performance leggermente migliore delle altre sembra un’ulteriore sconfessione della strategia politica della maggioranza renziana. La leadership di Renzi è comunque seriamente compromessa, anche perché si è ormai risolta l’ambiguità del consenso successiva alle elezioni europee del 2014: in quell’occasione Renzi aveva usato il 40,8% ottenuto dal Pd come mandato popolare per la propria azione politica, ignorando però che le forze che sostenevano in parlamento il suo governo avevano ottenuto, complessivamente, il 47,1%, ed erano quindi minoranza nel paese. Oggi quel 40,8 è un lontano ricordo, e il Pd si sta indebolendo a quel livello comunale i cui amministratori erano stati fondamentali nel costruire il consenso interno che aveva permesso a Renzi di diventare segretario del PD.

Per il Movimento 5 stelle, al contrario, il risultato soddisfacente del primo turno si è trasformato in un trionfo: non solo vince a Roma e Torino, ma in 18 dei 19 comuni in cui vanno al ballottaggio, e quasi ovunque con percentuali molto alte: in media i candidati a 5 stelle ottengono il 63,3%, con punte sopra il 70% in Sicilia. Il M5S dimostra per l’ennesima volta di essere la forza più in grado di vincere ai ballottaggi, il che è un punto di forza notevole alla luce della nuova legge elettorale nazionale. Naturalmente questa vittoria non cancella i problemi strutturali di fondo, come la difficoltà ad arrivare al secondo turno e il gran numero di comuni, anche capoluoghi, dove non sono stati presentati propri candidati; tuttavia, non sembra che questi problemi, almeno sul breve periodo, danneggino il partito di Grillo in termini elettorali.

Il centro-destra ha un quadro più sfumato: molti parlano di sconfitta, visto che non ha eletto sindaci in nessuna delle città più grandi andate al voto, e indubbiamente è così. Ma le elezioni non si vincono solo nelle metropoli, ma anche nei comuni piccoli e medi, e qua la situazione cambia. Il centro-destra vince a Benevento, Brindisi, Grosseto, Novara, Olbia, Pordenone, Savona, Trieste, e in parecchi comuni minori. Mentre Forza Italia e le coalizioni di centro-destra classico non vanno un granché bene, vincendo in 21 ballottaggi su 50 a cui partecipano, meglio fanno i candidati di Lega e Fratelli d’Italia (9 vittorie su 17) e quelli  espressione di civiche di centro-destra (6 vittorie su 10). Come già al primo turno, la destra ha buoni risultati in termini percentuali ma vince meno di quanto potrebbe a causa delle proprie divisioni. L’esperienza però dice che quando si tratta di competere in elezioni nazionali i partiti di quest’area non hanno troppi problemi a ricompattarsi, il che rende molte incerte le prospettive su chi andrebbe al ballottaggio in elezioni politiche con l’Italicum.

La sinistra radicale al primo turno è stata piuttosto deludente: a Roma e  Torino ha ottenuto risultati sotto le aspettative; in altri comuni è andata meglio, ma scontando divisioni pari o maggiori a quelli della destra, che però andavano a frazionare una base elettorale ben minore. La conseguenza è stata che risultati di lista complessivi intorno al 7-8% su base nazionale si sono polverizzati tra tante sigle e candidati, finendo per valere molto meno,  con poche eccezioni. Il ballottaggio invece offre risultati migliori, anche se solo in comuni non capoluogo, con la rilevantissima eccezione di Napoli. Quello di cui si parla di più è il risultato di Sesto Fiorentino, storica roccaforte del PCI-DS-PD, dove il candidato di Sinistra italiana supera il 65%; ma sono comunque 8 i comuni dove candidati a sinistra del PD sono arrivati al ballottaggio, ed hanno vinto in 5 questi. Come detto, a parte Napoli (dove per giunta conta molto la leadership personale di De Magistris) si tratta di piccoli comuni, di certo non sufficienti a delineare un trend nazionale; ma per la sinistra in cerca di ricostruzione si tratta di casi da cui trarre utili lezioni.

Infine, un gruppo di cui poco si parla, perché in effetti è difficile anche definirlo come tale: il gruppo dei candidati civici. In alcuni casi è arduo anche capire chi è civico per davvero e chi è invece espressione nascosta dei partiti nazionali, o di loro correnti. La nostra stima qui è che sono 40 i comuni in cui sono arrivati al ballottaggio candidati appoggiati da liste civiche per cui non si può identificare una vicinanza partitica, e in almeno un comune entrambi i candidati sono di questo tipo. I candidati civici hanno vinto in 21 di questi 40 comuni, un risultato quindi positivo, anche perché la percentuale media delle vittorie è 63,1%; inoltre vale la pena di sottolineare che uno di questi comuni è anche l’unico in cui il Movimento 5 stelle ha perso al ballottaggio. Vista l’eterogeneità delle liste civiche, è difficile spiegare i loro risultati con criteri validi ovunque, e tuttavia si può almeno dire che la loro forza e diffusione è un’ulteriore prova delle difficoltà del PD e degli altri partiti tradizionali di organizzare il consenso sul territorio.

 

In sintesi, se i sondaggi nazionali ci parlano di un tripolarismo PD-M5S-destra, le elezioni amministrative offrono un quadro ancor più complesso e disgregato. Il disegno politico di Renzi appare in declino, il Movimento 5 stelle in ascesa e il centro-destra in fase di riorganizzazione post-Berlusconi, ma nessuno di questi soggetti è in grado, da solo, di offrire risposte soddisfacenti alla maggioranza dei cittadini italiani. Il clima di confusione politica, quindi, sembra destinato a rimanere tale ancora per parecchio tempo.

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