Net neutrality in Europa tra miopia e indifferenza

Il 27 ottobre il Parlamento Europeo ha approvato un regolamento in materia di internet che, secondo molti esperti del settore, tra cui il “padre” del world wide web Tim Berners-Lee, rischia di indebolire la tutela della net neutrality, vale a dire il principio dell’accesso libero e indiscriminato di tutti alla rete. I timori sul testo erano stati espressi già prima di arrivare al voto, tanto che c’era stata una forte pressione per votare quattro emendamenti che avrebbero corretto i difetti del regolamento in materia, ma al momento del voto questi emendamenti non sono stati approvati, lasciando il testo sostanzialmente com’era.

Per una spiegazione esauriente sul tema e sulle problematiche che si aprono con il voto del 27 rimando ai link inseriti sopra e a questo commento di Fabio Chiusi. Da segnalare che, per quanto riguarda gli europarlamentari italiani, il Partito democratico ha votato insieme a Lega e Forza Italia per bocciare gli emendamenti, che sono stati invece appoggiati dall’Altra Europa con Tsipras e Movimento 5 stelle. Non mi piacciono le semplificazioni generazionali, ma in questo caso non mi sembra strano che a votare per difendere la net neutrality siano stati i due movimenti che, alle ultime europee hanno ottenuto il maggior successo rispettivamente tra le persone con elevato titolo di studio e i giovani. Il Partito democratico invece ha dato un’ennesima dimostrazione di miopia: il libero accesso alla rete è fondamentale per sfruttare a pieno le potenzialità dello strumento, anche dal punto di vista economico; quindi proprio i paesi in cui la diffusione della connessione è indietro rispetto alla media europea, come l’Italia, avrebbero un maggior interesse a difendere con forza questo principio, se non per motivi etici almeno per calcolo strategico ed economico. Questo invece non è successo, il che sembra confermare che, anche con la “rottamazione” di Renzi, non sembra sia stato affrontato uno dei principali problemi del nostro sistema politico: i partiti che più convintamente si definiscono europeisti non sono in grado di dare un contributo utile alla legislazione europea.

Al di là delle considerazioni sul Pd, però, resta il fatto che in Europa, a differenza che nel Nord America o in Asia, il tema della neutralità della rete non sembra in grado di suscitare una sufficiente pressione politica da parte dei cittadini, nonostante internet sia usato quotidianamente, e sia sempre più importante, per la stragrande maggioranza della popolazione. Cercare di aumentare la consapevolezza pubblica su temi apparentemente tecnici ma in realtà importanti come le tasse o le strade è una delle sfide per i movimenti di sinistra.

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