Rifugiati e immigrati: ‘buoni’ vs ‘cattivi’?

C’è una tendenza preoccupante per cui, per favorire l’accoglienza dei rifugiati, si dice “Non vengono per il lavoro, fuggono da situazioni terribili.”
È preoccupante per due motivi: innanzitutto si suggerisce una distinzione di valora tra il migrante ‘buono’ (il rifugiato) e quello ‘cattivo’ (il migrante economico), di fatto avallando l’idea reazionaria che la presenza straniera sia un danno per l’economia e il mercato del lavoro, nonostante le evidenze del contrario. 
In secondo luogo, si ignora che il rifugiato, se non ha prospettiva di ritorno in patria in tempi brevi, vuole comunque costruirsi una vita propria nel paese ospitante, smettere di essere un soggetto umanitario per diventare soggetto autonomo, economico e di conseguenza anche politico, quindi con differenze molto minori rispetto ai migranti a scopo lavorativo sin dal principio. 
Può sembrare una questione di lana caprina, ma le parole sono importanti, perché vanno a influenzare le decisioni concrete. Stiamo attenti.

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