Sull’attacco a un giornale, la libertà di religione e dissenso, la convivenza

(nel rileggere questo articolo scritto di getto, mi rendo conto che esso è insufficiente; nel senso che definire un programma di azione politico adeguato ad affrontare i conflitti derivanti dalla convivenza multiculturale e dalle tensioni culturali, sociali ed economiche che ne derivano è un’impresa difficilissima, già tentata più volte e sinora con scarsi risultati, e che richiede moltissimo tempo e impegno. Per cui interventi più brevi e limitati ai “principi” rischiano di risultare velleitari, se non addirittura irritanti.  Ma lo pubblico lo stesso, come punto di partenza di riflessioni più ampie da portare avanti in futuro)

L’attacco terroristico del 7 gennaio 2015 contro il giornale satirico francese “Charlie Hebdo”, in cui dodici persone sono state uccise da un gruppo probabilmente di integralisti islamici (anche se mentre scrivo i colpevoli sono ancora in fuga e non ci sono rivendicazioni, le testimonianze e i video dell’attacco lasciano pochi dubbi sulla matrice religiosa della strage), pone seri interrogativi a tutti noi. In particolare, chi crede nei valori di solidarietà e accoglienza e chi pensa che una società aperta e multietnica sia preferibile a una chiusa e identitaria deve fare i conti con il fatto che i principi fondanti di un simile modello, tra cui svetta la libertà di espressione, sono messi in discussione e rifiutati con la violenza non solo e non tanto dai componenti di una ipotetica maggioranza che vede minacciato il proprio status, ma anche da individui e gruppi nati all’interno di minoranze etniche, culturali e religiose, cioè nell’ambito di soggetti sociali deboli e svantaggiati, la difesa dei quali è da sempre al centro dell’azione politica dei partiti e movimenti di sinistra.

Il dilemma non è nuovo: in effetti, siamo ancora a confrontarci con il problema evidenziato nella Lettera sulla tolleranza di John Locke, pubblicata nel 1689! In quel testo fondamentale per lo sviluppo della filosofia europea, Locke promuove la tolleranza nei confronti delle diverse religioni (o meglio, delle diverse confessioni cristiane), ma esclude da tale atteggiamento i Cattolici, in quanto tale confessione sarebbe per sua natura incompatibile con i fondamenti dell’ordinamento sociale. Al di là della fondatezza delle convinzioni dell’autore sul Cattolicesimo, la questione di base è valida, e oggi la possiamo riproporre in questi termini: se per noi è giusto tutelare e promuovere le libertà individuali e dei gruppi, ciò può essere fatto anche a favore di chi rifiuta alcune o tutte di queste? Può essere riconosciuta la libertà di religione per un culto che nega, ad esempio, i diritti delle donne? Può presentarsi a elezioni democratiche un partito che vuole legalizzare il razzismo?

La domanda è già complessa in sé, ma purtroppo non è che il primo passo: ci rendiamo conto, infatti, che tranne nel caso di certe sette non si può identificare una intera religione o dottrina politica con un comportamento criminale: se contassimo tutti gli islamici che hanno commesso gesti di violenza religiosa in Europa negli ultimi dieci anni, essi non sarebbero che una minuscola percentuale dei musulmani che vivono nel nostro continente; e sappiamo bene quanti milioni di persone esprimono paura o ostilità nei confronti dell’immigrazione, a parole e con il voto, ma per fortuna ben pochi sono i Breivik. Ma queste considerazioni non ci consolano molto: uno dei principali problemi del terrorismo, e con le tecnologie odierne è ancora più vero, è che bastano pochissime persone per commettere stragi orribili e danni irreparabili.  Così, se tante comunità di stranieri si impegnano per integrarsi e vivere pacificamente nei paesi ospitanti, il loro lavoro di mesi e anni può venire compromesso dal gesto criminale commesso da pochi assassini, magari in un altro paese.

Di fronte a una situazione così complicata, i movimenti di sinistra spesso non sono stati all’altezza della sfida: in alcuni ha prevalso l’obiettivo di difendere le libertà fondamentali dalle dottrine che le attaccavano, per altri invece è stato prioritario l’antirazzismo, la difesa di tutte le minoranze dalle semplificazioni e dai pregiudizi. Entrambi gli approcci sono insufficienti: con il primo si rischia di demonizzare tutti gli appartenenti ad un gruppo etnico o religioso per via del comportamento di una parte di loro; con il secondo si rischia di chiudere gli occhi di fronte a violazioni di diritti o libertà individuali in nome delle alterità o diversità culturali. Per questo il problema centrale è coniugare i due obiettivi, non sceglierne uno a scapito dell’altro. Per riuscirci, è utile ripartire da alcuni dei principi di base di uno stato laico e democratico che tutela la libertà degli individui:

  • Ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni, le proprie idee politiche, il proprio eventuale credo religioso; questa libertà non può essere revocata.
  • Poiché le idee politiche e le religioni possono influenzare i comportamenti degli individui nella sfera pubblica, esse possono essere criticate o satirizzate. I limiti nei contenuti e nei toni della critica o satira dovrebbero essere dettati dal buon senso, più che dalle leggi, ma resta il fatto che esse possono essere criticati liberamente a loro volta.
  • Ognuno che si ritenga offeso dalla critica o dalla satira è libero di esprimere il proprio risentimento; ma la protesta non può mai, tassativamente, comprendere minacce o violenza verso i responsabili dell’offesa: chi lo fa passa automaticamente dalla parte del torto, anche se era stato calunniato o diffamato.

Se riteniamo condivisibili questi principi, allora dobbiamo dire che essi valgono sempre e per tutti: non possono essere negati in nome di capziosi principi di reciprocità (“Niente moschee in Italia finché non costruiranno chiese in Arabia Saudita!”) o di alterità (“Non sono costretto a obbedire alle vostre leggi se vanno contro la mia religione”).

Naturalmente, dichiararsi a favore della libertà di pensiero e di critica non impedirà agli intolleranti di organizzare e mettere in atto azioni violente come quella di oggi, o agli xenofobi di generalizzare e di attribuire le responsabilità della violenza a intere minoranze invece che ai soli responsabili. Tuttavia, avere ben chiari i valori della società aperta è utile perché essi costituiscono una bussola per l’azione politica, per individuare gli individui, i gruppi e i movimenti con cui si può collaborare per portare avanti un progetto condiviso per la convivenza multiculturale e quelli che invece sono incompatibili con un simile progetto. Con la consapevolezza che, come ogni processo politico di lungo periodo, la costruzione di una simile “coalizione sociale” non è né facile né irreversibile, e le reazioni da parte degli avversari possono essere dure e dolorose, come la strage di Utøya ci ricorda.

A questo proposito, vale la pena notare una cosa: l’estremista di destra Breivik e gli integralisti islamici che hanno colpito “Charlie  Hebdo” dovrebbero essere nemici naturali, per quanto sono agli antipodi, eppure le vittime dei loro attentati si assomigliano non poco: i giovani del Partito laburista norvegese, e i lavoratori di un giornale satirico laico e libertario su posizioni di sinistra repubblicana. Entrambi soggetti che, seppure in contesti diversi, con difficoltà e contraddizioni hanno cercato di portare avanti l’approccio di cui sopra, e cioè la difesa dei diritti e delle libertà di tutti, contro i pregiudizi e le prevaricazioni. Che questa posizione sia l’obiettivo dei violenti di entrambe le parti non è rassicurante, ma è forse una prova che essa è l’unica alternativa possibile al fanatismo e allo scontro di civiltà.

Annunci

Informazioni su skeight1985

Dottore di ricerca in scienze politiche, appassionato di letteratura, politica, musica, teatro e Final Fantasy VII.
Questa voce è stata pubblicata in Politica e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...