Le regionali in Basilicata

Le elezioni regionali in Basilicata hanno avuto poca attenzione mediatica, per numerosi motivi: la regione, per le sue ridotte dimensioni geografiche e demografiche e il ridotto sviluppo economico, non è un’area chiave in Italia; dal crollo della Prima Repubblica in poi è stata una roccaforte del centrosinistra e non un’area in bilico, per cui i suoi risultati non sono indicatori validi di trend nazionali (per lo stesso motivo, se il centrodestra o il M5s avessero vinto la notizia avrebbe fatto al contrario molto scalpore, ma tutti i sondaggi davano per scontato che non sarebbe avvenuto); inoltre, queste elezioni in particolare sono state oscurate da eventi politici nazionali come la vittoria di Renzi nella seconda fase del congresso del Pd, la pseudo-scissione del Popolo della libertà, la polemica intorno alle intercettazioni di Nichi Vendola, oltre che dalle drammatiche notizie provenienti dalla Sardegna. Insomma, l’elemento di cui si è parlato di più è il crollo – l’ennesimo – della partecipazione elettorale, ma i risultati non hanno suscitato grande interesse.

Ciò nonostante, anche da queste elezioni tutto sommato secondarie (senza offesa per i lucani che dovessero leggere: si parla sempre nell’ambito nazionale) si possono trarre indicazioni interessanti, in particolare facendo comparazioni con le votazioni precedenti.

Regionali 2013 vs. Regionali 2010: il primo dato che salta all’occhio è la complessiva stabilità del centrosinistra, nonostante la precedente giunta sia terminata in anticipo in conseguenza di arresti di assessori legati a un’inchiesta su rimborsi illeciti. Nel 2010 Vito De Filippo ottenne il 60,81%, oggi Marcello Pittella ha il 59,60%, ma rispetto a tre anni fa nella coalizione non ci sono più né Sinistra ecologia libertà, che ha presentato una propria candidata, né l’Unione di centro, che è passata nella coalizione di centrodestra, senza contare che quest’anno c’era anche un candidato del Movimento 5 stelle, non presente nel 2010. Quindi, nel complesso, i partiti di centrosinistra hanno addirittura aumentato la propria percentuale complessiva. Il centrodestra ha un crollo verticale: nel 2010 il candidato Pagliuca prese il 27,92% nonostante la presenza di un competitore di destra, Magdi Allam (!), che ottenne l’8,72%; oggi, con una coalizione che va dall’Unione di centro e Scelta civica a Fratelli d’Italia, si ferma al 19,38%. Insomma, il Movimento 5 stelle e l’astensione hanno drenato consensi soprattutto a destra.

Per quanto riguarda i partiti: il calo del Partito democratico (dal 27,13% al 24,83%) è più che compensato dall’exploit delle liste civiche (“Pittella presidente” al 16,01%), assenti nel 2010; l’assenza rispetto a tre anni fa di alcuni partiti centristi ha favorito la crescita del Partito socialista italiano e di Centro democratico; l’Italia dei valori crolla, probabilmente a favore del Movimento 5 stelle; Sinistra ecologia libertà mantiene i propri voti e  aumenta di oltre un punto percentuale, ma non sembra intercettare i voti di comunisti e verdi, che nel 2010 avevano complessivamente oltre il 4% e quest’anno non hanno presentato proprie liste. I partiti di centrodestra calano tutti senza distinzioni.

Regionali 2013 vs. Politiche 2013: i paragoni tra elezioni locali e nazionali sono sempre difficili, o mistificatori, ma sono utili a sollevare delle domande. Per esempio, vediamo che rispetto alle politiche il centro-sinistra passa da un risicato 34,18% a oltre il 60% nel complesso, mentre il Movimento 5 stelle cala dal 24,27% all’8,97% (13,19% per il candidato presidente): se la precedente giunta è caduta in seguito a scandali concernenti il comportamento di consiglieri e assessori regionali, perché a livello regionale il voto non punisce i governanti e non riconferma la protesta “anti-casta” delle politiche?

Altra curiosità potrebbe riguardare la presenza, già notata nelle regionali molisane di febbraio, di partiti che a livello nazionale sono quasi inesistenti e in queste tornate amministrative ottengono percentuali notevoli: il Partito socialista italiano al 7,47%, il  Centro democratico al 5,02%.

Non voglio avanzare spiegazioni per questi fenomeni peculiari, ma introduco ulteriori elementi con cui ci si può fare un’idea: nelle elezioni regionali, a differenza che in quelle politiche, c’è il voto di preferenza (e uno strumento strategico come la possibilità di voto disgiunto, che ha favorito i partiti di centro-sinistra e svantaggiato centro-destra e 5 stelle); in Basilicata si eleggono in totale 12 tra deputati e senatori, il cui peso decisionale in parlamento è ovviamente limitato dal numero ridotto e dalla disciplina di partito, mentre a livello regionale si eleggono 20 consiglieri, che avranno voce in capitolo sui fondi e sui poteri dell’amministrazione regionale. Vi è insomma una disponibilità di risorse di potere che favorisce gli insider.

Detto questo, il risultato del Movimento 5 stelle ha luci e ombre: rispetto al 2010 ha comunque due consiglieri in più, e quindi l’opportunità di costruire una leadership e una organizzazione più forte sul territorio; ma questi risultati smontano la battaglia ideologica “partiti-casta vs. cittadini”, perché i suddetti cittadini, quando in gioco ci sono risorse materiali, si dimostrano più interessati a partecipare al sistema che a demolirlo. Il messaggio populista è efficace a livello nazionale ma a livello locale si scontra con la complessità e le contraddizioni del sistema rappresentativo. Da questo punto di vista, il risultato complessivamente stabile e positivo di Sinistra ecologia libertà sembra un premio a un tentativo di fare politica, sia dentro che fuori (come in questo caso) dal centrosinistra, che non rinuncia a interpretare la complessità, invece di liquidarla con facili slogan.

 

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Informazioni su skeight1985

Dottore di ricerca in scienze politiche, appassionato di letteratura, politica, musica, teatro e Final Fantasy VII.
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