Il risultato del Movimento 5 stelle

Sul disastro del Partito democratico nelle votazioni per il presidente della Repubblica stanno scrivendo in tanti, e non c’è bisogno di aggiungere molto altro, non stasera almeno. Personalmente ritengo che ormai per questo partito sia meglio la scissione ma è un discorso lungo che magari affronterò un’altra volta. Adesso vorrei fare invece qualche breve considerazione sul Movimento 5 stelle.

Nelle settimane scorse Grillo ha sostenuto – senza che ci fossero particolari contestazioni nel suo partito – che era possibile e auspicabile che il parlamento legiferasse anche in assenza di un nuovo governo. Al di là della possibilità pratica di questa opzione, il leader del Movimento 5 stelle esprimeva una preferenza per una democrazia propriamente parlamentare, in cui il governo ha un ruolo puramente esecutivo e il parlamento è centrale.

Si può discutere di quanto questa idea sia valida o meno, ma una cosa è certa: perché il parlamentarismo funzioni è necessario che il parlamento sia effettivamente in grado di legiferare, e per farlo ci deve essere un certo grado di concordia interna, a maggior ragione in una situazione come quella italiana attuale, con un bipolarismo paritario e la camera alta divisa tra tre grandi poli e un quarto ridotto.

Se il parlamento non è in grado di legiferare ed è anzi litigioso e inconcludente, è probabile che nel sistema parlamentare aumentino le spinte verso una crescita dei poteri governativi; questo trend ha interessato quasi tutte le democrazie parlamentari europee, Italia compresa, e abbiamo almeno un caso dove la paralisi del sistema parlamentare ha portato a una crisi e all’instaurazione di un sistema semipresidenziale: la Francia di  Charles De Gaulle.

Ora, in quest’ultimo mese il parlamento italiano è stato per l’appunto paralizzato dai veti reciproci tra le minoranze che lo compongono: il centrosinistra si diceva disponibile a tentare il dialogo con i 5 stelle ma ha rifiutato alleanza con la destra, mentre il gruppo di Grillo si opponeva a ogni collaborazione. Il risultato è stato che all’interno del Partito democratico hanno finito per prevalere, in seguito alla spaccatura sull’elezione del presidente, le componenti moderate, e come risultato della rielezione di Giorgio Napolitano probabilmente avremo un governo sostenuto da democratici, Popolo delle libertà e montiani. Sarà un “governo del presidente”, quindi sotto l’attento controllo di Napolitano. Il ruolo del parlamento ne esce così ulteriormente svilito.

Se l’obiettivo dichiarato di  Grillo e del Movimento 5 stelle era ridare centralità al parlamento, come luogo dove operano i “dipendenti” o “portavoce” dei cittadini, allora ci troviamo di fronte a un fallimento perché il parlamento si è dimostrato impotente. Ma può anche darsi che tutto questo fosse previsto e cercato da Grillo, che così può dire che i vecchi partiti sono effettivamente uniti tra loro contro le istanze di rinnovamento e ottenerne un miglioramento a livello elettorale.

Per farla breve, i casi sono due: o il Movimento 5 stelle era sincero nel proporre un rafforzamento della democrazia parlamentare, e in tal caso con il suo atteggiamento di chiusura ha reso impossibile la propria stessa proposta; oppure mirava da subito alla paralisi del sistema per favorire l’accordo tra democratici e berlusconiani, e in tal caso avrebbe sostenuto davanti ai propri elettori un obiettivo inesistente. In entrambi i casi, il comportamento del partito di Grillo non può essere valutato positivamente, anche se lui e i suoi parlamentari sono stati abbastanza bravi da far esplodere le contraddizioni del Partito democratico in maniera tale da coprire le proprie.

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Informazioni su skeight1985

Dottore di ricerca in scienze politiche, appassionato di letteratura, politica, musica, teatro e Final Fantasy VII.
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