Il futuro di Sinistra ecologia libertà

Le elezioni sono andate male per Sinistra ecologia libertà. Il partito ha ottenuto il 3,20%, quasi nessuna differenza rispetto all’esordio del 2009 (3,11% alle elezioni europee) e in calo rispetto alle amministrative del 2011 e del 2012, anche a prescindere dalla difficoltà di confrontare dati così dissimili. Dei voti in uscita dal Partito democratico nessuno è andato verso SEL, né sono stati recuperati molti voti dall’estrema sinistra di Rivoluzione civile. In molte regioni, soprattutto al Nord, non è stato superato il quorum al Senato, dove molti dei candidati più innovativi o scelti tramite le primarie sono rimasti fuori, e il risultato inferiore alle aspettative ha anche penalizzato l’equilibrio di genere degli eletti, che è tra i più bassi nel nuovo parlamento. La sconfitta in Puglia, anche se non dimostra una bocciatura popolare del governo regionale (il centrosinistra aveva perso in questa regione anche nel 2006 e nel 2008, ma nel 2010 Vendola è stato rieletto governatore con il 48%), di certo pesa sulla credibilità del leader; dulcis in fundo, il partito esce dal consiglio regionale lombardo, anche se qui la situazione è beffarda: SEL passa dall’1,39% all’1,80%, ma a causa del sistema elettorale e della diversa distribuzione del voto perde il seggio cui avrebbe diritto. Ma c’è poco da recriminare, visto che anche la nuova percentuale è comunque bassissima, come ha fatto giustamente notare il consigliere uscente  Giulio Cavalli.

Il paradosso è che, in questo quadro così fosco, Sinistra ecologia libertà sembra comunque messa meglio degli altri partiti di centrosinistra. Prendo le elezioni europee del 2009 come pietra di paragone perché sono l’unica tornata elettorale di livello nazionale in cui SEL è stata presente prima di oggi, e anche perché è più facilmente comparabile rispetto alla situazione odierna rispetto alle politiche del 2008: nel 2009 come oggi, infatti, ci sono due liste a sinistra del PD, un movimento anticasta (nel 2009 l’Italia dei valori, oggi il Movimento 5 stelle, che lo ha prosciugato dei voti), l’alleanza Popolo della libertà – Lega e numerose liste minori ma di respiro nazionale. Bene: il PD scende dal 26,11% al 25,42%, un calo lieve, ma è il suo nuovo minimo storico; l’estrema sinistra passa dal 3,39% della Federazione della sinistra al 2,25% di Rivoluzione civile, e per la seconda volta rimane fuori dal parlamento, e con essa l’Italia dei valori, ormai scomparsa. I Radicali sono al loro minimo storico, anche il piccolissimo Partito comunista dei lavoratori di Ferrando riesce a dimezzare i propri voti (dallo 0,54% allo 0,26%). SEL è l’unica che in termini assoluti e relativi mantiene stabile il proprio elettorato. In più, “grazie” alle storture del Porcellum entra alla Camera con 37 deputati, il doppio della Lega Nord e lo stesso numero di Scelta civica di Mario Monti. Questi aspetti positivi non conterebbero nulla se le attuali trattative sul governo dovessero fallire e si tornasse al voto subito dopo l’elezione del presidente della Repubblica; ma negli altri casi, le possibilità di azione per SEL aumenterebbero: in caso di grande coalizione PD-PDL il partito sarebbe il principale gruppo di opposizione dopo il Movimento 5 stelle, con possibilità di recuperare consensi a sinistra; e se invece si formasse una maggioranza parlamentare tra centrosinistra e grillini, potrebbe improvvisamente – e ben al di là dei meriti elettorali – trovarsi tra i protagonisti della fase che si apre.

Tutto ciò non è automatico, e la campagna elettorale appena terminata ha dimostrato che SEL, non meno del PD, non è molto in grado di stare a passo di marcia con i cambiamenti che stanno scuotendo il paese. Se rileggo il mio post sulle primarie del 18 novembre scorso avevo scritto che il centrosinistra aveva margini di crescita e che i suoi leader avevano il compito di riuscirsi: si è vista come è andata.

La leadership di Nichi Vendola ha mostrato i suoi limiti; in particolare, nonostante la sacrosanta intenzione di abbandonare il luogo comune della sinistra dura e pura e delle splendide sconfitte, non è stato in grado di superare con altrettanta determinazione alcune tare che si porta dietro dai tempi del Partito comunista italiano (e che spiegano secondo me meglio di altro l’ottima intesa con Bersani): il tatticismo esasperato e il sogno della “grande casa” della sinistra, che si è tradotta in pochissima attenzione allo sviluppo di Sinistra ecologia libertà come partito autonomo e all’abbandono delle iniziative più innovative di organizzazione dal basso; mi riferisco in particolare alle Fabbriche di Nichi, che potevano essere la risposta da sinistra ai meet-up di Beppe Grillo e che invece sono declinate rapidamente di fronte al disinteresse (quando non l’aperta diffidenza) di molti dirigenti locali e alla presa di posizione del braccio destro di Vendola,  Nicola Fratoianni, che nel giugno 2011 ha detto che le Fabbriche avrebbero dovuto confluire nel partito, minandone quella capacità di attrazione che erano la loro potenzialità principale.

Insomma, forse è il caso che anche nel nostro partito si inizi a considerare la questione del ricambio della classe dirigente: a livello locale abbiamo moltissime personalità di tutto rispetto e apprezzate nel territorio, che forse meritano più di alcuni degli eletti paracadutati in parlamento di condurre Sinistra ecologia libertà da oggi in poi. Ma è chiaro che, di fronte alle percentuali irrisorie del partito, non basta cambiare le persone ma bisogna riflettere anche sui cambiamenti da tentare. Secondo me al momento SEL ha quattro possibili alternative:

  1. Mantenere lo stesso nome e la propria autonomia, strutturarsi in un partito vero e proprio e tentare di aumentare il consenso intorno al programma attuale.
  2. Tentare di riunirsi con delusi del PD, gli sconfitti di Rivoluzione civile e altri movimenti in un partito unico della sinistra radicale.
  3. Accentuare la componente ambientalista e europeista del proprio programma, avvicinarsi (come osservatore o membro) al Partito verde europeo, tentare di ottenere consenso al di fuori dello zoccolo duro della sinistra.
  4. Confluire nel Partito democratico come ala sinistra.

Se venisse scelta l’opzione 4 le sfide e i discorsi da fare cambierebbero totalmente, quindi pur sapendo che non è l’opzione meno improbabile qui non la considero. Delle prime tre, la peggiore mi sembra la 2: sappiamo tutti benissimo che tentarla vorrebbe dire perdere mesi e anni in discussioni sulla forma federativa o partitica, liti personalistiche, dibattiti su come spaccare il capello in quattro. A questo punto meglio l’opzione 1, crescere autonomamente come partito, e attirare nuovi simpatizzanti anche dagli altri partitini e movimenti. Personalmente, il mio desiderio sarebbe che si tentasse l’opzione 3, ma non so quanto sia popolare tra gli iscritti e i militanti. Quello che è chiaro, però, è che la decisione non può essere presa da un ristretto numero di dirigenti, ma è il momento di aprire la discussione a tutti i livelli: iniziare subito i lavori per il congresso del 2013, fare un regolamento che prevede la presentazione di mozioni differenti da mettere al voto nei circoli, creare luoghi di discussione fisiche e online, imporre agli eletti in parlamento il confronto con i militanti del partito. Anche il confronto parlamentare e le trattative con il Partito democratico e il Movimento 5 stelle devono essere fatte non nei corridoi ma alla luce del sole.

Al momento, i segnali non sono incoraggianti: il sito del partito è fermo alla pubblicazione dei risultati, non ci sono articoli o aggiornamento salvo i tweet di alcuni candidati. Non c’è la possibilità di commentare i testi; i dirigenti non si stanno sprecando in dichiarazioni. Quello che forse non è chiaro è che adesso abbiamo abbastanza tempo per discutere su cosa fare e cosa diventare, ma non abbiamo il tempo di rimandare questa discussione. Quindi mi auguro che i dirigenti di SEL, di fronte al risultato elettorale deludente, prendano atto della necessità di un cambiamento radicale e agiscano in maniera tale da permetterlo. Se non lo faranno, allora il declino che ha già travolto i comunisti e minaccia il PD toccherà anche noi e sarà irreversibile (per dirla in termini più concreti: i militanti che hanno dato tanto in questa campagna elettorale se ne andranno, me compreso).

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Informazioni su skeight1985

Dottore di ricerca in scienze politiche, appassionato di letteratura, politica, musica, teatro e Final Fantasy VII.
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7 risposte a Il futuro di Sinistra ecologia libertà

  1. Pingback: Stare a passo di marcia con i cambiamenti | GiulioCavalli.net

  2. ..esattamente quello che la delusione di questi giorni mi ha ancora impedito di formulare…!

  3. emanuelevitale ha detto:

    L’ha ribloggato su VitalMentee ha commentato:
    Sono giorni che cerco di riflettere su quanto è successo, la sintesi dei miei pensieri la ritrovo semplicemente in questa riflessione di Angelo Scotto, che rebloggo con piacere, evitandomi la fatica di ripetere simili considerazioni.. Fortunatamente, quelle che credevo mie considerazioni stravaganti si riaffermano come concrete in molti compagni di viaggio.

    Speriamo arrivino alle orecchie di chi ora siederà in parlamento e avrà il dovere di non addormentarsi.

    #lelevit

  4. Luciano ha detto:

    Sono arrivato a questo blog da un blog di un amico. Analisi che sia lui che io condividiamo al 110%. Complimenti.

  5. Simpatizzante di SEL ha detto:

    Io personalmente proporrei un opzione “5”: Mettere a lavorare le sezioni ed i coordinamenti locali su un progetto a due sfacettature:
    – Un livello nazionale, dove si affrontano tutte le problematiche generali che vanno via via ad adeguare, conservare e modernizzare il programma.
    – un livello locale (nel dettaglio comunale e provinciale), dove si riempie l’agenda dei problemi specifici del territorio con lo scopo di formare classe dirigente preparata che amministri dal basso comuni e province.
    Questo premette che si accetti che la vecchia idea di militanza si cambi.
    Oggi che il “tesserato” passi sopra il “civico” solo per mera appartenenza al partito non è più possibile, formare competenze e metterle in gioco indipendentemente che ci si leghi o no al partito!
    Bisogna liberare da quelle che, per moltissimi giovani, sono le “manette” del tesseramento, dove nel contempo però il gruppo dirigente locale monitori e valuti tutti gli opportunismi e trasformismi possibili di ipotetici infiltrati.
    In soldoni quindi un partito che fa elaborazione politica e si apre ai civici anche a livello elettorale, fornendo gli strumenti che un organizzazione spontanea ha difficoltà ad avere.
    Mi rendo conto della portata e della difficoltà del progetto, però è anche vero che per uscire da questa situazione di stallo servono energie nuove è questo è a mio parere uno dei pochi modi di trovarle.

    • skeight1985 ha detto:

      Caro simpatizzante,
      concordo con te su questo modello di innovazione strutturale del partito. Secondo me pero’ non e’ in contraddizione con le opzioni 1 e 3, che riguardano la natura programmatica di SEL: socialdemocratica o ambientalista? Ma quale che sia la scelta, se si vuole mantenere il partito ci vuole anche una trasformazione della sua presenza sul territorio, e la tua proposta mi sembra adeguata.

  6. Pingback: Note verso il congresso di SEL – 1 | Burial

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