Rischio neofascista in Grecia e responsabilità dell’Ue

Un articolo molto preoccupante è stato pubblicato sul sito del Guardian il 28 settembre 2012, e in Italia è stato ripreso, se non vado errato, solo da Micromega: in Grecia alcuni poliziotti stanno invitando i cittadini, per far fronte all’aumento della criminalità nelle aree più colpite dalla crisi, a chiedere la “protezione” di Alba Dorata, il partito neonazista reduce dal grande successo elettorale delle elezioni politiche del 2012.

La notizia non può che destare preoccupazione, soprattutto considerando che, secondo alcune analisi del voto, alle suddette elezioni circa il 50% dei poliziotti greci avrebbe votato per Alba Dorata. Questo vuol dire che se anche il partito si mantenesse, come alle ultime elezioni, sul 7% (ma secondo i sondaggi sta conoscendo un costante aumento dei consensi), godrebbe comunque di un supporto forte in settori chiave del paese, moltiplicando così la sua forza effettiva.

Alba Dorata è nota, oltre che per l’improvviso successo elettorale e per le idee fasciste e negazioniste, anche per l’aggressività dei suoi militanti, coinvolti in decine e decine di aggressioni ai danni di immigrati in Grecia, e anche contro esponenti di altri partiti. Ma molti osservatori fanno notare che uno degli elementi alla base del suo successo è il ricorso a attività caritatevoli, come la distribuzione di viveri, vestiti e altri beni di prima necessità ai poveri (greci purosangue, ovviamente), una categoria in rapida crescita in Grecia.

L’antifascismo greco, sia ai tempi della seconda guerra mondiale che della dittatura dei colonnelli, ha lasciato un’influenza forte sulla società greca, e ancora alle ultime elezioni i partiti che si rifanno all’antifascismo di sinistra (dai socialisti moderati del Pasok ai comunisti del Kke) avevano da soli il 50% dei suffragi. Ciò nonostante, la rapida crescita nazifascista appare difficile da fermare perché le istituzioni greche non hanno le risorse né materiali (vista l’incapacità della polizia di fornire una protezione sufficiente alla cittadinanza) né morali (vista la delegittimazione dei partiti tradizionali, puniti severamente alle urne) per combattere Alba Dorata. Ma che vada combattuta dovrebbe essere ovvio a tutti coloro che credono nella democrazia: un partito che, oltre a una visione del mondo fortemente identitaria e razzista, tende a assumere ruoli che sono di competenza delle istituzioni, come l’assistenza sociale e la garanzia della sicurezza, una volta arrivato eventualmente al potere probabilmente promuoverebbe una identificazione fra le istituzioni e le proprie strutture interne. Un partito-stato, quindi, in una riedizione di esperimenti che l’Europa conosce bene.

Non si può permetterlo, innanzitutto per il bene dei cittadini greci, che a prescindere da chi dice che “hanno vissuto sopra le proprie responsabilità” non meritano un simile destino; ma anche per il resto dell’Europa, che non è di certo immune al rischio di un contagio greco, nella politica come nell’economia. Anche altri paesi hanno partiti neofascisti con percentuali non molto diverse da quelle che Alba Dorata aveva sino all’anno scorso, ed è lecito pensare che cercheranno di imitare il loro modello di successo. La crisi economica che, nonostante tutto, è ancora aperta a possibili peggioramenti potrebbe dare loro una mano. E del resto, sinora l’Unione Europea non si è dimostrata molto attiva contro la rinascista neofascista: dopo le sanzioni all’Austria nel 2000 per la partecipazione della destra di Haider al governo, infatti, l’impegno su questo fronte si è molto intiepidito, e non ci sono state forti proteste né quando, in altri paesi, i neopopulisti di destra hanno partecipato a governi né, soprattutto, nei confronti dell’attuale governo ungherese, un’avanguardia dei movimenti nazionalisti e antidemocratici. Certo, rispetto a queste esperienze Alba Dorata rappresenta un salto di qualità (negativo) di fronte al quale è difficile rimanere indifferenti, ma sinora non sembra destare grandi preoccupazioni. E se anche l’atteggiamento dell’Unione cambiasse, può darsi che nemmeno questa istituzione avrebbe la legittimità morale adeguata per frenare la deriva antidemocratica in Grecia, dopo il comportamento avuto nei confronti di proposte come quella del referendum sul piano di aiuti e di partiti radicali ma sicuramente democratici come Syriza.

Ciò nonostante, al momento solo il livello europeo può mettere un freno all’avanzare di Alba Dorata, vista la debolezza dei suoi avversari politici e istituzionali in Grecia. Per questo sarebbe molto importante che tutti i partiti di sinistra europei, moderati e Verdi compresi, si attivassero per dare un sostegno concreto a chi in Grecia si oppone ad Alba Dorata e per fare pressione sulle istituzioni europee perché affrontino il problema.

In chiusura vale la pena di notare che gli eventi greci sono un forte argomento sugli effetti negativi sulle misure di austerità, ma questo tema, che è di sicuro centrale nel dibattito sul futuro dell’Unione Europea, è meglio che resti marginale nel dibattito su Alba Dorata: sarebbe sbagliato e estremamente dannoso dire che tutti coloro a favore dell’austerità sono fascisti, cripto-fascisti, complici o utili idioti: anche nei partiti liberali e conservatori europei l’antifascismo è ancora forte, anche se forse meno di un tempo, ed è importante fare fronte comune: sulle radici profonde ci si può dividere, ma la malapianta va estirpata tutti insieme.

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Informazioni su skeight1985

Dottore di ricerca in scienze politiche, appassionato di letteratura, politica, musica, teatro e Final Fantasy VII.
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