Ambasciator porta pena

Un razzista politicamente corretto.

Se questa notizia dovesse essere confermata, ci sarebbe da piangere.

Per chi non avesse voglia di leggere il link: negli Stati Uniti sta per essere pubblicata una nuova edizione de Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain in cui la parola nigger (negro; ma il termine italiano è diventato offensivo con il tempo, quello inglese invece lo è nato), ripetuta molte volte nel testo, viene sostituita dalla parola slave (schiavo). Questo per non offendere la sensibilità dei lettori, turbati dalla presenza continua del termine più dispregiativo verso gli afroamericani; ma la cosa più impressionante è che proprio per questo motivo sembra che il libro abbia subito una specie di messa all’indice informale da parecchie scuole statunitensi, proprio per la presenza di quel termine.

Chi ha un po’ di esperienza di cultura statunitense, sa che nigger è una parola che suscita polemiche da più di un secolo, e su di essa la vulgata del politicamente corretto iniziata negli anni Ottanta ha raggiunto alcune delle peggiori vette di assurdità. Per dire, il leader del movimento per i diritti di colore Al Sharpton ha criticato l’uso del termine nel cartone animato The Boondocks; peccato che quel cartone fosse realizzato da uno dei più radicali e militanti dei fumettisti neri, Aaron McGruder, che riportava fedelmente l’uso della parola nello slang dei giovani neri americani.

Intendiamoci, se un politico usa il termine nigger in un comizio è abbastanza sicuro che lo fa in senso dispregiativo, soprattutto se il tizio è repubblicano, e quindi l’indignazione pubblica è meritata; ma lascia perplessi che, nel riportare l’episodio, i giornalisti dicano “he used the N-word”, come se il citare la parola usata dal razzista renda razzisti anche i media; che è poi il principio che ha portato alla censura del romanzo di Twain, che per inciso è una pietra miliare della letteratura statunitense. “N-word” poi è particolarmente buffo, perché uno legge questa espressione e sa che si intende nigger, e allora la forma usata per nascondere non solo non nasconde, ma conferisce alla parola il fascino del proibito. Ma questo è il problema classico del politicamente corretto, anche quando i suoi obiettivi sono più sensati.

Il caso specifico di Twain è particolarmente assurdo. Mark Twain è stato un intellettuale antirazzista e antiimperialista, e Le avventure di Huckleberry Finn condanna lo schiavismo; certo, non è una denuncia esplicita come La capanna dello zio Tom, ma lo fa tramite una narrazione affascinante, e secondo me è molto più efficace mostrare la maturazione nel tempo di Huck che non ascoltare i sermoni continui e rassegnati di Tom. Ma a parte questo, il romanzo è ambientato nel Sud ai tempi della schiavitù, e ai tempi nigger era la parola che i bianchi usavano per i neri; normale che la usasse anche Huck, che non si faceva problemi di linguistica, ma in compenso si è fatto un mazzo tanto per liberare Jim, il suo amico schiavo. Il fatto che nigger fosse la parola usata quando i neri erano schiavi e quindi oggetti spiega perché è rimasta dispregiativa nel corso dei decenni, e lo è tuttora. Rifiutarsi di usarla nel suo contesto storico (e questo sarebbe valido anche in un romanzo scritto oggi) vuol dire eliminarne le origini, il motivo per cui essa è dispregiativa. I bambini di oggi sapranno che nigger è un termine offensivo, ma penseranno che sia così perché qualcuno ha deciso così e non è dato sapere altro, e non per ragioni concrete. E questo è il primo motivo per cui la decisione di censurare il termine è ridicola.

Il secondo motivo è ancora più semplice: evidentemente si ha paura che i ragazzi, leggendo la parola nigger nel romanzo di Twain o in altri romanzi, inizino a usarla per indicare spregiativamente gli afroamericani. Ora, se la scuola non è in grado di insegnare nemmeno la differenza del linguaggio tra i diversi periodi storici, e tra narrativa e realtà, allora mi sa che i problemi sono ben altri che non il linguaggio di Huck Finn. Ma a prescindere da questo, e a prescindere dal termine usato per farlo, perché i ragazzi non neri dovrebbero indicare spregiativamente i neri? Se sentono il bisogno di farlo, vuol dire che hanno sentimenti razzisti nei loro confronti. La rimozione del termine nigger non rimuove il problema del razzismo, ma cerca di nasconderlo, che è proprio quello di cui i movimenti per i diritti delle minoranze non hanno bisogno.

La situazione è questa. Usare le parole giuste è importante. Troppo importante per trattarle con l’accetta; meglio usare il senso critico, sempre, per evitare svarioni grandi come case, o come un romanzo di Mark Twain.

Annunci

Informazioni su skeight1985

Dottore di ricerca in scienze politiche, appassionato di letteratura, politica, musica, teatro e Final Fantasy VII.
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Ambasciator porta pena

  1. BellaLestrange ha detto:

    L’America riesce a risultare intollerante e pregiudizievole anche quando tenta di debellare intolleranze e pregiudizi.

  2. Pingback: Si può fare, ma non si fa « Lit Skeight 3.0

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...